La delibera della Giunta UCPI del 31 luglio 2026 proclama una nuova astensione dalle udienze penali dal 23 al 29 settembre 2026, partendo dal caso delle captazioni illegittime dei colloqui difensivi nel carcere di Perugia “Capanne”, indicato come paradigma di una più ampia deriva securitaria, l’analisi critica si estende al complesso attuale dell’indirizzo politico giudiziario.

L’Unione evidenzia il silenzio del Ministro della Giustizia sugli esiti degli accertamenti ispettivi avviati dopo la rivelazione della sistematica captazione, protrattasi per circa sei mesi, di conversazioni tra detenuti e almeno quindici difensori diversi da quello indicato nel provvedimento autorizzativo, conversazioni coperte da segreto professionale e inerenti a strategie processuali.

Tale violazione, consumata all’interno di un istituto penitenziario, è qualificata come una delle più gravi lesioni del diritto di difesa e della libertà e segretezza delle comunicazioni, in contrasto con gli articoli 15 e 24 Cost., gli articoli 6 e 8 CEDU e l’articolo 103 c.p.p., a fronte della quale lo Stato avrebbe il dovere di ricostruire i fatti, rendere pubbliche cause e responsabilità, e adottare misure organizzative, normative e disciplinari idonee a impedirne la ripetizione.

Non si tratta di un episodio isolato: abbiamo già commentato quanto successo a Napoli, dove all’interno del Tribunale alcuni difensori sono stati oggetto di riprese video mentre erano a colloquio con alcuni dei loro assistiti. 

Fa bene, quindi, l’UCPI a segnalare che si tratta di un “disegno” repressivo più ampio. 

Ed infatti, la delibera segnala: ’arresto del disegno di legge n. 806 (A.C. 1822) sul sequestro dei dispositivi digitali, bloccato dopo le critiche della Procura nazionale antimafia; i tentativi, tramite emendamenti al d.d.l. S. 1939, di ampliare l’utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate, riaprendo la stagione delle captazioni “a strascico”; l’estensione del cosiddetto “fermo preventivo di polizia” anche ai minori nel disegno di legge sicurezza del 14 luglio 2026; la proposta di riforma dell’articolo 98 c.p. che introduce una presunzione relativa di imputabilità tra i 14 e i 18 anni, in evidente arretramento rispetto alla tradizione della giustizia minorile e alle acquisizioni scientifiche sulla maturazione dell’età evolutiva.

La Giunta richiama il dato – terribile – aggiornato al 30 giugno 2026 di 64.773 detenuti a fronte di una capienza effettiva di circa 46.400 posti (indice reale di sovraffollamento pari al 139,5%), ricordando i trentatré suicidi già registrati nell’anno e la sostanziale inerzia rispetto a misure di clemenza o comunque idonee a incidere in modo significativo sull’emergenza, nonostante i ripetuti impegni politici.

I Penalisti introducono una forte critica al progetto di decreto legislativo sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle attività di polizia e nelle indagini preliminari, ritenuto inadeguato poiché non assicura la trasparenza e la verificabilità  dei risultati algoritmici. Inoltre, si denuncia la violazione della simmetria informativa tra accusa e difesa e si contesta l’attribuzione esclusiva al pubblico ministero dell’autorizzazione all’uso di sistemi di identificazione biometrica remota, che comporta raccolte di dati inaccettabili e generalizzate durante manifestazioni pubbliche, superando i minimi standard di protezione stabiliti dal regolamento europeo.

La delibera chiede, pertanto, al Ministro della Giustizia la immediata pubblicazione degli esiti degli accertamenti sull’episodio di Perugia, sollecita Governo e Parlamento a riattivare le riforme di garanzia (controllo giurisdizionale sui poteri investigativi, limiti all’utilizzo delle intercettazioni, rispetto dell’art. 13 Cost. nelle misure preventive, salvaguardia della giustizia minorile, interventi urgenti sul sovraffollamento), riservandosi ulteriori iniziative politiche e istituzionali sino a quando non sarà fatta piena luce sulla vicenda e non saranno adottate misure effettive a tutela della riservatezza dei colloqui difensivi e dei diritti delle persone sottoposte al potere punitivo dello Stato.

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