Pillole dalla Costituente
di Bruno Larosa
Quinta
Quello al quale assistiamo, con l’azione dell’Associazione Nazionale Magistrati che ha assunto una dichiarata veste partitica scendendo in campo contro l’iniziativa riformatrice rispettosa dell’art. 138 cella Costituzione, dà ragione postuma alla proposta che venne fatta dall’on. Piero Calamandrei nel suo progetto di vietare ai magistrati l’iscrizione ai partiti politici. L’espressione andava intesa in senso ampio anche vietando loro di costituire un movimento politico di parte come è diventata adesso l’ANM e le stesse correnti che da auspicate e legittime espressioni culturali e luoghi di discussione anche politica, sono diventati centri di potere di parte.
La questione venne trattata nella seduta del 5.12.1946 dalla Seconda Sottocommissione della Commissione per la Costituzione, che si occupava della Magistratura e della Giurisdizione.
Giovanni Leone: “Dichiara poi di condividere l’idea dell’on. Calamandrei di inserire nella Costituzione il divieto per i magistrati di appartenere a partiti politici; in quanto non basta che il giudice sia indipendente, ma occorre che tale egli sempre appaia. E ciò soprattutto in considerazione delle esigenze della cosìddetta disciplina di partito, che va rafforzandosi sempre di più e che potrebbe talvolta mettere il magistrato nel più grave imbarazzo”, per come risulta dal resoconto sommario della seduta.