“Considerazioni sull’Alta Corte disciplinare”
di Bruno Larosa
Il confronto referendario ha assunto toni aspri e contenuti dileggianti, tali da comportare credibili conseguenze irreparabili sulla vita democratica, di cui molti si accorgeranno solo quando ormai sarà troppo tardi. Ai festini di finta solidarietà, si aggiungono gravi espressioni di disprezzo per chi vota SI’: cattive persone e addirittura fascisti. Nonostante ciò, con amici e colleghi del “Comitato Mario Pagano per il SI”, continuiamo sicuri nello sforzo di discutere il merito della riforma costituzionale che nella sua visione più significativa e liberale, riguardo la terzietà del giudice, era auspicata anche dal socialista Giuliano Vassalli, medaglia d’oro per la Resistenza, e rispetto alla quale il Popolo è chiamato a esprimersi tra poco più di un mese. Uno dei quesiti referendari riguarda la conferma dell’Alta Corte che giudicherà gli illeciti disciplinari dei magistrati – composta da nove magistrati ordinari (sei giudici e tre pubblici ministeri), sorteggiati tra quelli con almeno vent’anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgono o abbiano svolto funzioni di legittimità; da tre membri nominati dal Presidente della Repubblica tra i professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio della professione e da tre membri sorteggiati da un elenco di professori ordinari e avvocati, con le stesse competenze, predisposto dal Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dal suo insediamento – che impone di chiederci se l’Alta Corte sia una visione reazionaria del sistema, istituendo un nuovo giudice speciale o straordinario, così come fece il fascismo con il Tribunale della razza e con quello Speciale per la difesa dello Stato che mancavano della garanzia dell’indipendenza, ovvero non rappresenti un progresso dell’attuale sistema poiché lo migliora, assicurando e rafforzando l’autonomia e l’indipendenza esterna e interna della magistratura. Non vi è alcun dubbio che la riforma è progressista, poiché regola meglio la giurisdizione disciplinare che già è prescritta in Costituzione, demandata, ora come allora, a un Organo diverso dal giudice ordinario, come avviene per tutti gli altri giudici disciplinari. Differentemente da quanto è avvenuto per le giurisdizioni speciali e straordinarie del regime, questa preesistenza, con l’assenza di qualsiasi subordinazione da altri Poteri, sono gli aspetti più significativi e tranquillizzanti del problema. La novità costituzionale, sul punto, consiste nell’estrarre la funzione del giudizio disciplinare dal CSM e attribuirlo all’Alta Corte che, come abbiamo visto, è sempre composta in maggioranza da alti magistrati estratti a sorte e in minoranza da altri componenti che sono l’espressione mediata della presenza del Popolo all’interno della stessa.
Una specialità di giurisdizione che i Padri costituenti ritennero necessaria poiché, come disse Calamandrei, “è l’unico modo per dare indipendenza ai giudici”. La composizione del nuovo Organo, come visto, garantisce competenza e capacità dei suoi membri, ma soprattutto assicura l’autonomia e l’indipendenza anche interna dei magistrati, non alterando gli attuali equilibri tra i Poteri.
Si sostiene però che il sorteggio dei giudici laici, espressione del Parlamento e quindi del Popolo con i tre di nomina presidenziale, vada a incidere sulla indipendenza dei magistrati, poiché in tal modo il Potere legislativo e quello esecutivo interferiranno sui magistrati, condizionandoli. Si tratta del solito pianto apocalittico che non trova fondamento nel testo, nell’interpretazione delle norme riformatrici e nella realtà.
Come già detto, la componente laica è minoritaria (6 a 9) e che si tratti di una componente necessaria all’interno dell’Organo, lo dimostra il fatto che se non ci fosse, si consoliderebbe il Potere giudiziario in una “casta chiusa” che, a differenza degli altri due, diverrebbe l’unico senza vigilanza, acutizzando l’assenza di ogni forma di responsabilità (in altri termini per quel grande Potere, se mancasse la componente laica, mancherebbe anche un labile contrappeso). Peraltro, proprio il tanto criticato sorteggio svincolerà i componenti laici da un naturale vincolo di mandato, rispetto a chi avrebbe favorito il loro inserimento nel c.d. paniere parlamentare. Un paniere composto da eletti da una maggioranza qualificata dalle due Camere in seduta comune, tanto da assicurare la presenza di espressioni professionali delle minoranze (come avviene oggi per la nomina dei componenti laici del CSM). Quanto ai componenti togati, è previsto un sorteggio temperato tra magistrati di competenza e capacità indiscussa. L’alta Corte, in questo modo libera l’Organo disciplinare dai condizionamenti che possono derivargli dall’adempimento degli altri compiti attribuiti al CSM (assunzioni, trasferimenti e promozioni dei magistrati). Tranquillizza anche il fatto che a volere l’Alta Corte disciplinare fosse lo stesso Calamandrei, ed è anche prevista, con riforma costituzionale, nel programma del Partito Democratico, presentato per le ultime elezioni generali. Altra considerazione riguarda l’affermazione secondo la quale avverso le sentenze della Corte non sarebbe esperibile il ricorso in cassazione, come avviene per tutti gli altri cittadini avverso i provvedimenti giurisdizionali che li riguardano.
Ebbene, non è affatto così. La nuova norma precisa che contro le decisioni di primo grado è possibile ricorrere solo dinnanzi alla stessa Alta Corte in composizione diversa. La riforma, dunque, prevede due gradi di giudizio di merito e contro la seconda decisione, è sempre esperibile il ricorso in cassazione per violazione di legge secondo l’art. 111, comma 8 della Costituzione. Dunque, la riforma allinea la giurisdizione disciplinare dei magistrati alle altre, prevedendo tre gradi di giudizio al posto degli attuali due.
In conclusione, l’Alta Corte, invece di essere un pericolo per l’assetto democratico e per la separazione dei Poteri, è una maggiore tutela all’indipendenza di tutti i magistrati, rafforzando l’effettività e l’efficacia dei presidi di garanzia a tutela di tutti i cittadini.
Bruno Larosa