Pillole dalla Costituente
di Bruno Larosa
Uno dei temi referendari ricorrenti riguarda il sorteggio dei componenti togati del CSM (e anche dell’Alta Corte disciplinare) presentato dai contrari come un novus eversivo, espressione dell’attuale maggioranza di Governo, disposto al fine di indebolire l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Si tratta di una falsità facilmente smascherabile, non solo perché a proporlo sono stati anche autorevoli magistrati come quelli del Comitato Altra Proposta che nel 2014 ispirò il sorteggio temperato dei componenti laici del CSM e i 182 che nel 2019 firmarono un documento in proposito, ma anche i 1787 magistrati che votarono a favore del sorteggio al referendum indetto dall’ANM tra gli iscritti, e al quale parteciparono 4.262 magistrati.
La questione è ancora più remota. Nella Costituente, il 25 novembre del 1947, a prendere la parola nell’Assemblea Generale fu il deputato Orazio Condorelli. Si discuteva su come sarebbero stati scelti i componenti togati del CSM. La soluzione proposta dalla Commissione dei 75 (la seconda sottocommissione, in particolare), era che costoro venissero “designati” con le forme previste dalla legge sull’Ordinamento Giudiziario (quello nuovo che per la VII disposizione transitoria della Costituzione, stiamo ancora aspettando), mentre alcuni dei Costituenti sostenevano invece l’elezione.
L’On. Condorelli, sostenitore della designazione, si oppose all’elezione con queste parole:
“Noi ci siamo molto preoccupati, come era giusto, di assicurare la indipendenza costituzionale dell’ordine giudiziario. Credo che non ci siamo preoccupati altrettanto di assicurare l’indipendenza istituzionale o interna dell’ordine giudiziario e dei magistrati. E difatti, io ritengo che l’elettoralismo, così largamente introdotto fra i magistrati, sia veramente un pericolo per l’indipendenza dei magistrati medesimi, perché non è difficile prevedere che questa necessità di riunirsi in corpo elettorale assai di sovente per eleggere i rappresentanti presso il Consiglio superiore, verrà a stabilire delle interdipendenze fra magistrati, fra coloro che chiedono voti e coloro che li danno, il che tante volte si traduce in do ut des. E la cosa è molto più grave quando si tratta di selezione a funzione che si riferisce esclusivamente alle persone, cioè a trasferimenti, a promozioni, a scrutini, e via di seguito. Noi qualche esperienza in materia l’abbiamo già fatta. L’elettoralismo è molto diffuso nelle Università. Lungi da me, professore universitario, chiedere una riforma che diminuisca l’autonomia accademica; ma indubbiamente degli inconvenienti si verificano. Nella formazione delle Commissioni esaminatrici di concorso, per esempio, anzi attraverso la formazione di queste commissioni, si determinano delle interdipendenze, dei conglomerati, dei patti di tendenza o di scuola, che non sono sempre producenti alla serenità dei giudizi. E credo che i magistrati stessi abbiano fatto una non lieta esperienza di questo elettoralismo nelle recenti elezioni del Consiglio Superiore della Magistratura. Cominciano a correre le lettere, le raccomandazioni, le promesse, le assicurazioni, che indubbiamente vengono a creare una stratificazione gerarchica fra gli eletti, i grandi elettori, i piccoli elettori ed i singoli elettori. Io credo che noi proprio renderemmo un servizio alla Magistratura se la liberassimo da questo elettoralismo, che, fra le altre cose, non è strettamente necessario”.
Solo per completezza, oggi, le commissioni di esami per professore universitario, una volta affette dal grave difetto denunciato da Condorelli, avvengono per sorteggio, senza che l’autonomia accademica si sia persa, ma semmai è rafforzata e anche la commissione esaminatrice dei concorsi in magistratura è composta da sorteggiati.