il 14 ottobre si è svolto a Capri, a cura della Scuola superiore della Magistratura, l’annuale convegno che quest’anno aveva come tema “la digitalizzazione della Giustizia italiana”.
Tra i vari panel, quello dedicato al processo penale telematico comprendeva argomenti di particolare interesse che hanno tratteggiato non solo la situazione attuale ma le prospettive di implementazione informatica della giustizia penale.
Tra gli interventi, tutti di notevole spessore, pubblichiamo l’abstract di quello relativo alle videoconferenze e ai collegamenti da remoto curato dalla dott.ssa Fernanda Iannone, RID Napoli che fa il punto sulle videoregistrazioni nel processo penale alla luce della Riforma Cartabia:
Videoconferenze e collegamenti da remoto nell’era digitale.
La giustizia ha abbracciato la tecnologia come mai prima d’ora. Le Linee Guida del Consiglio d’Europa 2021 delineano come gli Stati Membri dovrebbero garantire udienze e collegamenti da remoto, promuovendo l’efficienza, la trasparenza e i diritti fondamentali. Si sottolinea l’importanza dell’adozione di un quadro giuridico solido per regolamentare tali procedure, garantendo un’effettiva partecipazione delle parti e la pubblicità dell’udienza. È essenziale che le comunicazioni tra l’imputato e il rappresentante legale siano riservate e protette, senza la presenza di terzi. Il perché delle VR Il nuovo Piano d’Azione Europeo per la Digitalizzazione (Action Plan Cepej Consiglio d’Europa 2022-2025) pone le basi per questa evoluzione digitali. La registrazione video, spinta dalla tecnologia e dalla giurisprudenza, come sottolineato dalla Corte Costituzionale nelle sentenze n. 124 e n. 132 del 2019, rappresenta un nuovo paradigma. Queste registrazioni non solo valorizzano l’immediatezza e l’oralità, ma garantiscono una documentazione completa e affidabile del processo. Tuttavia, queste innovazioni non sono senza sfide. Il diritto dell’imputato alla rappresentanza legale, la riservatezza delle comunicazioni e la corretta gestione della documentazione dell’udienza sono cruciali. Le Sezioni Unite, rivisitando l’art. 525 cod. proc. pen., hanno offerto un’interpretazione innovativa sul dibattimento in caso di mutamento del collegio, sottolineando l’importanza della documentazione audiovisiva. In conclusione, mentre le tecnologie avanzano e la giustizia si adatta, è essenziale mantenere al centro i diritti fondamentali e garantire che la digitalizzazione non comprometta, ma piuttosto rafforzi, l’integrità e la trasparenza del sistema giuridico.
Il come delle VDR
Il progetto del DGSIA sulle videoregistrazioni La DGSIA ha avviato un percorso iterativo per implementare soluzioni di videoregistrazione in risposta alla Legge Cartabia (D. Lgs 150 del 10 Ottobre 2022) che modifica l’art.510 c.p.p. 2-bis. 30 La strategia si divide in azioni a breve e medio/lungo periodo:
**Breve Periodo**:
– Allestimento delle aule penali con dispositivi mobili per acquisizione audio e video, utilizzando Teams per le registrazioni.
– Uso di telecamere grandangolari a 360° e cablaggio specifico. – Modello operativo che prevede la pianificazione delle riunioni Teams per ogni dibattimento, con salvataggio automatico delle registrazioni sui sistemi cloud.
**Medio/Lungo Periodo**:
– Trasformazione delle aule con sistemi avanzati di Multi Video Conferenza, telecamere fisse, e collegamenti tramite Teams. – Introduzione di telecamere motorizzate PTZ, integrazione di funzioni avanzate in Teams, e sistemi di gestione specializzati per le registrazioni. – Un modello operativo che garantisce una registrazione e gestione automatica delle sessioni.
**Portale di Fruizione**:
– Il nuovo portale consente l’accesso alle videoregistrazioni utilizzando le credenziali del Ministero della Giustizia.
– Funzionalità avanzate per la navigazione, la consultazione, e la riproduzione delle registrazioni.
Il cosa delle VDR – (le PaD e le VDR).
La normativa italiana di riforma del processo penale ha introdotto la possibilità di procedimenti giudiziari a distanza (PaD), sempre che sia manifestato il consenso delle parti coinvolte. La nuova modalità della PaD non prevede la completa “dematerializzazione” delle udienze, ma consente che queste si svolgano in ambienti vivirtuali, gestiti dal giudice e dai suoi ausiliari. Il regime di ammissione alla PaD dipende dal consenso delle parti, in linea con principi costituzionali che garantiscono la partecipazione personale e consapevole dell’imputato, del giusto processo e dell’effettività del contraddittorio. La riforma introduce invero un nuovo titolo nel Codice di Procedura Penale (CPP) dedicato alla PaD, che stabilisce le modalità e le garanzie di essa, e che fa riflettere sulle perplessità e sui pregi dell’oralità a distanza.