Ultimamente vado spesso in libreria.
Cerco libri che compro e che raramente finisco.
Volevo un libro di Byung-Chul Han e mi sono imbattuto in “La tecnologia è religione” di Chiara Valerio.
Non so se lo leggerò tutto, perché l’incipit mi ha immediatamente distratto:
“Le domande si ripetono, ma le risposte cambiano”.
Sembra il mantra dell’avvocato penalista dopo il 20 luglio 2023. E in realtà sono già due anni che ci facciamo le stesse domande ed otteniamo sempre risposte diverse:
“Hai la Pec della nona?” “Sì, è questa, ma guarda che il cancelliere mi ha detto di mandarla anche a quest’indirizzo perché l’altro non lo leggono…”
L’ennesima risposta diversa è il DM del 18 luglio 2023 che ha posticipato (?) l’entrata in vigore del “decreto dei 100 atti”.
Come deposito un appello?
Prima avevo una risposta, oggi non lo so.
C’è chi parla di doppio binario, chi addirittura di un triplo binario.
Per me siamo su un binario morto.
Continuo a leggere e continuo a pensare al “processo penale telematico” – che sarà pure telematico, ma non mi sembra poi tanto tecnologico. Almeno se la definizione di tecnologia è quella della Valerio, ovvero: “qualcosa in grado di fornire tutte le risposte”, senza però essere capace di porre problemi.
L’uomo invece è in grado di porseli, quei problemi, ma anche di crearne.
Nel caso del PPT è l’uomo a creare problemi che la tecnologia da sola non può risolvere.
Chiara Valerio
La tecnologia è religione
Einaudi editore