La denuncia dell’avvocatura sulle disfunzioni del processo penale telematico esce definitivamente dalla dimensione del confronto associativo per approdare nelle sedi istituzionali competenti. Le criticità segnalate da Movimento Forense con il documento del 30 settembre 2026 saranno infatti oggetto di discussione nella prossima assemblea dell’Organismo Congressuale Forense, convocata a Napoli il 16 e 17 ottobre 2026. Tra i punti all’ordine del giorno figura espressamente l’esame delle «criticità e della posizione di Movimento Forense» in materia di processo penale telematico.
Più che semplici inefficienze tecnologiche, le questioni sollevate investono il tema, centrale nel processo digitale, della affidabilità del fascicolo informatico quale strumento esclusivo di esercizio delle prerogative difensive. Se il fascicolo telematico non assicura una rappresentazione completa, verificabile e tempestivamente accessibile della documentazione processuale, il rischio è quello di trasformare la digitalizzazione da fattore di semplificazione a fonte di nuove diseguaglianze processuali.
Le preoccupazioni espresse dall’avvocatura hanno trovato immediato riscontro anche in sede parlamentare. Con interrogazione a risposta scritta presentata il 6 ottobre 2026, l’On. Devis Dori ha richiamato integralmente le problematiche evidenziate da Movimento Forense, chiedendo al Ministro della Giustizia quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire l’effettivo accesso della difesa alla documentazione processuale, la completezza dei fascicoli digitali, la tracciabilità degli atti, l’interoperabilità degli applicativi ministeriali e l’introduzione di procedure uniformi sul territorio nazionale.
La circostanza che il tema sia ora all’esame sia dell’Organismo Congressuale Forense sia del Parlamento conferma che il confronto sul processo penale telematico non riguarda più soltanto aspetti organizzativi o informatici. Al centro del dibattito vi è una questione di sistema: la capacità dell’infrastruttura digitale della giustizia penale di assicurare le medesime garanzie che il processo costituzionale richiede in materia di conoscibilità degli atti, contraddittorio e pieno esercizio del diritto di difesa. La discussione che si aprirà nelle prossime settimane appare dunque destinata ad assumere un valore che travalica il profilo tecnico, investendo direttamente il rapporto tra innovazione digitale e garanzie fondamentali del processo penale.